Marco Del Monaco

 
 

 

Io e Mescalito

20 Novembre - Uxmal

La piramide di Uxmal

Il mattino seguente, dopo una corroborante dormita alle 8:30 ero gia' in strada (Veramente anomalo per me).

Prima, ammirai parte della sfilata di sapore molto nordamericano di cui avevo visto le prove il giorno prima, poi mi feci un caffe' espresso e alle 9:30 montai su una jeep che con altri quattro turisti, due Spagnoli e due New Yorkesi, mi porto' verso la zona archeologica di Uxmal, splendida giornata per le mie prime piramidi, arrivati sul posto, una spianata erbosa inondata dal sole e incastonata da monumenti severi ed essenziali, la nostra guida che poi era anche l'autista della jeep, inizio' ad introdurci al mondo ed inframondo della cultura Maya parlandoci del loro rapporto con l'acqua e del dio preposto alla funzione di approvvigionamento idrico il grandioso e spietato Chac Mool.
 
Vedemmo la piramide oval conica dell'Indovino, il campo di FootHead (lo chiamo cosi' perche' il gioco consisteva nell'infilare una palla in due anelli posti ai lati dell'area con la peculiarita' che alla fine dell'incontro, non si sa bene se agli atleti della squadra perdente o vincente veniva mozzata la testa in sacrificio agli dei) ed altri monumenti

Alla fine del giro salii sulla piramide e fin qui nessun problema, il problema fu scendere, sinceramente non avevo mai visto degli scalini cosi' ripidi e stretti, per chi tra voi pratica lo sci si potrebbe tentare il paragone con una pista nera, ma 'Mooolto' nera, in ogni caso il gradino piu' difficile fu il primo, poi una volta preso il ritmo arrivai giu' ben presto e l'unico danno che riportai fu un ottimo dolor di gambe che mi duro' per i tre giorni successivi, la nostra gita prosegui' con l'escursione alla vicina Kabah, altra zona archeologica di minore importanza e pranzo nel solito ristorante per turisti, con il solito complessino per turisti, che semplicemente si distingueva per qualche sombrero e qualche ahiahiahi in piu'.

Alle 17:00 ero di ritorno in albergo e gia' facevo progetti come novello Harry Haller, dopo aver soddisfatto la mia parte solare, di cercare di sfamare anche il notturno lupo della steppa che era l'altro rovescio della mia medaglia.

La sera infatti, dopo aver mangiato due eccezionali torte calde che in Messico sono dei panini farciti con carne, cipolla e delle salse non meglio identificate, comunque ottimi, me ne andai in giro per il centro, finche in un angolo della piazza principale un tizio mi propose di visitare un negozio che vendeva amache, camicie e souvenir in genere, chiaramente non comprai nulla, ma presi lo spunto dal fatto che l'amico mi stava mostrando delle foto di una piantagione da cui si produceva il tessuto col quale erano fatte quelle camicie e gli dissi:

"Amico, sinceramente l'unica pianta a cui sono interessato si chiama Peyote",

 sia lui che il padrone del negozio rimasero a guardarmi per qualche secondo senza dire nulla ed alla fine io ed il tizio, che si chiamava Andres, uscimmo dal negozio e ritornammo nell'angolo dove poco prima ci eravamo conosciuti, io tornai alla carica:

"Allora Andres, mi sai dire se qui posso trovare il Peyote ?"

"Mi spiace Marco, ma qui questa cosa non esiste, forse la puoi trovare nel Chiapas o nel Oaxaca".


Guarda caso due giorni dopo mi sarei spostato nella regione del Chiapas per vedere le rovine di Palenque, quindi avevo una speranza in piu' di riuscire a trovare cio' che cercavo, comunque il tizio era simpatico e continuammo a parlare, gli domandai cosa si poteva fare a Merida la sera e pochi minuti dopo eravamo seduti in localino che i benpensanti potrebbero definire di "dubbia fama" tracannando birra e guardando lo spogliarello di una cicciona, una birra tiro' l'altra, ovviamente tutte offerte dal sottoscritto finche' il mio amico torna sull'argomento iniziale e mi dice:

"Marco, io avevo bisogno di conoscerti, ma adesso mi rendo conto di potermi fidare.
Il Peyote si puo' trovare anche qui ed io ho un amico che probabilmente te lo puo' procurare..."


Fatto sta che Andres, mentre mi accompagnava in albergo mi chiese una dozzina di dollari da utilizzare come anticipo per il suo amico e mi diede appuntamento per il giorno successivo alle 20:00, dicendomi che nel caso fosse venuto senza la merce mi avrebbe restituito il denaro, la cosa sinceramente mi puzzava un po', ma pensai che il rischio in fin dei conti era calcolato, potevo permettermi di perdere una somma cosi' esigua, poi lui aveva una faccia onesta e soprattutto avevo bevuto una bella quantita' di birra, cosi' gli diedi i suoi soldi e lo salutai minacciandolo di morte se il giorno dopo non si fosse presentato.

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