Marco Del Monaco










 


 

 

 

 

 

Io e Mescalito

24 Novembre - Il prato della casina rossa

Quel giorno non avevo nulla da fare ne da vedere fino alla mia prossima partenza, iniziai a gironzolare nei pressi della posada e chissa' perche' decisi di inoltrami nell'unica strada non asfaltata che vedevo intorno a me, iniziai a camminare piano, lungo una discesa, osservando e venendo osservato da facce che non mi sembravano molto amichevoli mi domandai se fosse il caso di proseguire, ma a volte l'incoscienza domina la ragione e passo dopo passo andai avanti finche' non mi si avvicino' un ragazzo che con voce spezzata dall'emozione mi chiese l'ora ed io mi dissi: "Te la sei cercata, adesso pedala !".

"Sono le 12:15."

"Tu sei quello che ha chiesto al mio amico di procurargli il fungo, vero?",


a quel punto mi resi conto che avevo gia' visto quel ragazzo seduto a parlare con il Portiere e Messicano e mi tranquillizzai.

"Si sono io, ma la cosa che cerco non e' esattamente un fungo."

"E che cos'e'."

"Si chiama Peyote e credo che sia il bocciolo di una pianta.",


io nemmeno, avevo informazioni molto precise sull'aspetto di Mescalito,

"Senti, io non so di cosa si tratta ma il Cinese che e' mio amico,sicuramente ti puo' aiutare."

paese che vai, Cinese che trovi,

"E dove sta' il Cinese ?"

"Lui lavora con un taxi ed io lo sto aspettando alla posada, se vuoi te lo faccio conoscere"


e cosi' ritornammo sui nostri passi, ci sedemmo davanti alla posada e soltanto li' ci siamo presentati, il ragazzo si chiamava Rolando, aveva 17 anni, era di bell'aspetto e veniva dal Guatemala, mi parlo' anche del suo lavoro che non era proprio un posto in banca, infatti il fanciullo, se ho ben capito aiutava gente che veniva dall'Honduras ad attraversare la frontiera tra Guatemala e Messico via mare, il tutto ovviamente tentando di farla in barba alla polizia.

Dopo un po' che stavamo li' seduti mi indico' un taxi che passava davanti a noi e mi disse che li' dentro c'era il Cinese il quale gli aveva fatto segno che sarebbe tornato non appena portato il suo cliente a destinazione, io annotai mentalmente il numero scritto sulla fiancata dell'automobile, passo' ancora un po' di tempo e il Chino (Cinese Detto alla Messicana) fece ritorno, Rolando monto' sul taxi dicendomi di aspettare mentre la macchina si allontanava di nuovo.

Dopo un quarto d'ora il taxi era di ritorno, il mio amico Guatemalteco (Minchia che difficile sta parola) smonto', mi si avvicino' con aria trionfante e mi disse che li' il Peyote non esisteva ma che adesso sapeva dove trovare il "Fungo" io pensai che in fin dei conti ero curioso almeno di vederlo questo fungo anche se non era il mio obiettivo primario e poco dopo io e Rolando ci trovavamo seduti in un taxi collettivo diretti verso un luogo che per sicurezza chiamero' "Il prato della casina rossa".

Strada facendo il ragazzo mi spiego' quello che il Chino gli aveva a sua volta raccontato e cioe' che il fungo allucinogeno o "Magic Mushroom", come viene chiamato in oriente, cresce sulla merda di mucca e di cavallo, quello di mucca e' bianco ed buono con chi lo mangia nel senso che le allucinazioni che provoca in linea di massima sono piacevoli a differenza di quello di cavallo che e' rosso e puo' far vedere delle cose terribili.

Puro monte!

Dopo qualche chilometro Rolando chiede all'autista di fermarsi e smontammo dal pulmino, secondo lui eravamo arrivati al prato della casina rossa, in effetti il prato c'era ed era molto vasto ma di casine non ne vedevo ne verdi ne rosse, imbocchiamo una strada sterrata e cominciamo a camminare, io dico a Rolando che mi sembrava piu' sicuro aspettarlo sulla strada asfaltata ma quelle che mi uscirono dalla bocca restarono soltanto parole e non si tramutarono mai in fatti perche' in me continuava a dominare un qualcosa che forse era incoscienza, forse curiosita' o forse voglia di avventura che mi costrinse a seguire il mio amico, infatti il nostro cammino prosegui' in coppia.

La strada dopo un centinaio di metri piegava verso destra e li' a ore due che cosa ti vediamo.... indovinate un po' ? Ma la casina rossa e ovvio no ?

La baracca era nel mezzo del prato a duecento metri di distanza e sembrava fatta di lamiera arrugginita da cui il colore rossastro, nelle vicinanze della casina vidi delle mucche intente a ruminare beatamente, al che pensai che se due piu' due fa quattro, casina rossa piu' mucche fa fungo, ora c'era soltanto il problema di arrivare fin li', per farlo bisognava prima scavalcare un cancello e questo era facile, ma poi bisognava camminare in mezzo al prato fangoso (Ti ricorderai, caro lettore, che quel giorno aveva piovuto), cosi' chiesi a Rolando se aveva voglia di andare mentre io lo aspettavo, lui si arrampico sul cancello e resto' seduto sulla sua sommita' guardando il fango e poi nel suo Spagnolo colorito se ne usci' con due parole:

"Puro monte !"

stanti a significare che non aveva nessuna voglia di farsi quella camminata, per fortuna mentre pensavo a come affrontare quel momento di empasse, in lontananza vediamo "l'elfo" della casina rossa che leggero saltava di fiore in fiore, di merda di mucca in merda di mucca ed iniziamo a fischiare per richiamare la sua attenzione, lui ci vede, si ferma a mezz'aria ci guarda per un po' e poi sparisce dentro la casina lasciandoci li' come due fessi, ma dopo qualche istante riappare e comincia a camminare verso di noi, che strano, "Gli elfi non camminano, saltano!".

Il nostro elfo a vederlo da vicino era veramente brutto e tracagnotto assai, ma d'altronde non s'e' mai visto un elfo alto, scurissimo di pelle, rugoso, tutto vestito di marrone e con due stivaloni, quando ci sorrise mi accorsi che nella sua bocca non c'era traccia di incisivi, forse qualche molare qua e la'.
Lo sapete che benzina usa un elfo?

"Elfo! ci manda il Chino.... ci ha detto che tu ci puoi procurare il fungo!"

disse Rolando, l'elfo rispose di no e aggiunse che era pericoloso cercare quel genere di cose, soprattutto perche' da qualche ora la polizia stava girando nella zona.

Un Italiano e un Guatemalteco si guardarono delusi e il Guatemalteco che era ancora seduto in cima al cancello ridiscese sulla strada sterrata, salutammo l'elfo e come se avessimo detto una parola magica, lui veloce infilo' una mano nella borsa che aveva a tracolla e con l'abilita' di un prestigiatore estrasse qualcosa e lo lancio' ai piedi del cancello guardandosi intorno, noi ci chinammo e quello che vedemmo era una busta di plastica trasparente contenente cinque o sei funghi apparentemente essiccati.

Signori e Signore ecco a voi "The Magic Mushroom", girammo e rigirammo la busta tra le mani, poi ne chiedemmo il prezzo, circa nove dollari ed alla fine la ridiedi al nostro amico per diversi motivi, uno perche' come sapete non era quello che cercavo, due perche' il mio pullman per Oaxaca sarebbe partito qualche ora dopo e non mi sembrava il caso di montarci su ne con quella roba in corpo ne dentro lo zainetto.

L'elfo ritorno' ai suoi saltelli e noi parzialmente soddisfatti alla posada, io ringraziai Rolando per l'assistenza datami sdebitandomi con un invito a pranzo e ascoltando le sue storie di ragazzo cresciuto in fretta, poi mi avviai verso a vicina stazione dei pullman dove mi sedetti ad aspettare.

Mezz'ora dopo benedissi la scelta di non portar con me the magic, quando vidi un poliziotto perquisire gli zainetti di due tedeschi.

Anche questo viaggio fu notturno e la cosa non mi dispiaceva anche perche' risparmiavo una notte in albergo, l'unico problema fu che dietro di me si sedettero i gemelli PincoPanco e PancoPinco appena saltati fuori da "Alice nel paese delle meraviglie" che non si stancavano di parlare di quanto costava quello e quanto costava quell'altro, decisi di aspettare fino all'una senza protestare, ma poi arrivata l'ora prefissata dato che continuavano senza sosta, mi girai e molto gentilmente chiesi loro a che ora avevano deciso di azzittirsi, PincoPanco mi disse che se volevo dormire potevo cambiare posto, io gli risposi che quello era il posto che avevo riservato e come per magia i due non parlarono piu' nemmeno quando si fece giorno.

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