Marco Del Monaco

 
 

Io e Mescalito

25 Novembre - Oaxaca

Quello che vidi dal finestrino dopo il sorgere del sole, mi piaceva e mi dava l'impressione di essere molto vicino ad incontrare Mescalito, le montagne non altissime ma orgogliose di essere li' in quella bella giornata ed i cactus che svettavano come le colonne di una chiesa gotica, tutto mi diceva che ero sulla strada giusta e poi ogni tanto un cartello con scritto "Aqui vendemos Mezcal", un liquore dal sapore di fumo e che viene imbottigliato con un verme, quale segno poteva essere piu' chiaro di questo?

Arrivammo a Oaxaca (Capitale dell'omonimo stato) intorno alle nove di mattina, l'aria era fresca, mi fermai a fare colazione in una delle tante caffetterie senza porte dove i camion che passano con le vibrazioni ti mescolano lo zucchero nel caffe' e ti danno quella spruzzatina di gasolio bruciato che insaporisce la marmellata e poi mi misi subito in cerca di un albergo che trovai ben presto nella zona centrale della citta', dopodiche' entrai nella locale azienda di soggiorno e turismo per cercare di capire cosa ci potesse essere di interessante da vedere in quella citta' ed anche per individuare la mia prossima tappa che poteva essere Puerto escondido (Do you remember the movie?) o Huatulco. Successivamente mi sedetti in un bar,

 Un bar sulla piazza principale di Oaxaca

che dava sulla bellissima piazza centrale, dove mangiai qualcosa e con me si abbuffarono anche una ventina di piccioni attirati da dei fagioli (Credo) secchi e salati portatimi dal cameriere in un piattino e per i quali non avevo trovato miglior uso di gettarli agli amici alati, purtroppo pero' il gruppetto di pennuti si fece sempre piu' folto ed audace con il risultato dapprima di far cambiare posto ad un tizio seduto li' accanto a leggere il suo giornale e quando un paio di piccioni iniziarono ad atterrarmi sul tavolo, arrivo' il cameriere che lancio' in aria un tovagliolo rosso e i piccioni rumorosamente fuggirono da tutte le parti.

Ogni tanto si avvicinavano delle signore con una cesta suddivisa in tre o quattro scomparti ognuno dei quali conteneva centinaia di insetti seccati o cotti raggruppati per dimensione, ed era buffo vedere l'espressione di disgusto dei turisti ai quali veniva offerto quel cibo singolare.

Nel frattempo mi guardavo intorno, cercando di individuare la persona adatta alla domanda di rito, ma veramente non vedevo nessuno che mi ispirasse e nemmeno durante la passeggiata fatta successivamente mi riusci' di vedere la faccia giusta, cosi' dopo aver camminato un bel po', decisi di andarmene in albergo a fare una siesta di un paio d'ore.

Sulla via del ritorno passai davanti ad un ristorante la cui insegna diceva "La Cuccuma", mi bloccai immediatamente dicendomi che i padroni certamente dovevano essere Italiani, perche' quel nome corrispondeva ad una parola utilizzata nel dialetto della mia regione, sulla porta c'era un cameriere con gli occhiali, piccolino e dall'aria cordiale, gli domandai se effettivamente il padrone era Italiano e lui mi rispose di si, soltanto che era una padrona, gli chiesi di presentarmela, ma purtroppo lei era fuori citta' ed anche il fratello, quindi a quel punto non mi restava che lui per avere la mia informazione.

"E' un peccato che i padroni non ci siano, perche' avrei voluto far loro una domanda su una cosa che sto cercando........, ma se permetti a questo punto la domanda la faccio a te !"

"Dimmi."


disse lui mantenendo l'espressione cordiale che si coloro' appena di curiosita',

"Ti dico una parola sola......., Peyote!"

come al solito lui non sapeva cosa fosse e come al solito mi disse di avere un amico che probabilmente ne sapeva di piu', il quale ogni sera alle otto passava li di fronte per andare a lavorare in un locale vicino, cosi' come al solito ci demmo appuntamento per la sera ed io sempre piu' sfiduciato, me ne andai a dormire.

La sera arrivai all'appuntamento con qualche minuto di ritardo, perso nel bere un caffe' espresso, sulla porta del ristorante non c'era nessuno, entrai, c'era una coppietta seduta ma non vedevo nessun cameriere, mi guardai intorno cercando il piccoletto ed in quel momento mi si avvicino' una ragazza non bella ma graziosa che con dolcezza mi disse:

"Scusa tu sei Italiano?"

"Si perche'"

"Anche il mio ragazzo e' Italiano e vorrebbe conoscerti"


il ragazzo era rimasto ad aspettare sulla porta, lo raggiungemmo e ci presentammo, lui si chiamava Andrea, lei non mi ricordo,

"Senti Marco, mi ha detto il cameriere che stavi cercando qualcosa che lui non ha ben capito"

"Infatti"

"Se vuoi puoi dire a me, se ti posso aiutare........"

"Si tratta del Peyote"


lui mi guarda, sorride e con l'aria di chi la sa lunga mi dice:

"Lo sapevo, lo sapevo, sei fortunato hai incontrato la persona giusta !"

BINGO !!

Mi spiego' che non era lui la persona dell'appuntamento, infatti quella sera era passato per caso in quel ristorante, dove aveva precedentemente lavorato ed il piccoletto gli aveva raccontato dell'Italiano conosciuto qualche ora prima, poi mi propose di andare a parlare in un bar e strada facendo mi racconto' che si trovava in Messico da circa un anno e di avere scelto quel paese proprio per cercare il Peyote.

Andrea era un bel ragazzo dal fisico atletico, era nato nel nord Italia ed aveva un espressione buona ed un po' insicura, devo dire che mi ispiro' immediatamente fiducia.

Arrivammo nel nostro bar, ci sedemmo e dopo aver ordinato, il mio amico inizio' a raccontarmi la sua esperienza con Mescalito, mi disse di averlo cercato inutilmente per diversi mesi, poi un amico gli aveva regalato un libro intitolato "Le piante degli Dei" da cui trasse i primi indizi finche' arrivo' a scoprire il luogo dove cresce che in questa sede chiamero' "La casa di Mescalito", poi mi spiego' che arrivato in questo posto, situato ai margini al deserto, lo cerco' per tutta una giornata sin dalla mattina e proprio all'imbrunire quando ormai si era quasi arreso ne trovo' una dozzina, di questi ne mangio' due e l'effetto immediato fu di sentirsi addosso un grande energia che gli permise di uscire dal deserto dove si era avventurato a piedi.

Gli domandai se aveva avuto allucinazioni e lui mi rispose che la cosa piu' importante era lo stato mentale in cui si era trovato ossia la facilita' con cui fu capace di guardare nella propria anima, mi consiglio' anche di leggere il  libro menzionato, perche' mi avrebbe aiutato a completare il quadro, poi mi scrisse i nomi di tutte le citta' attraverso le quali sarei dovuto passare per arrivare alla casa di Mescalito e addirittura mi fece un disegno della Lophophora, io gli chiesi se la cosa poteva essere pericolosa per la mia salute, avendo letto di una persona morta assumendo Peyote in forma liquida, lui mi rispose che probabilmente questa persona era malata perche' se Mescalito puo' avere degli effetti sulla salute di chi lo assume, questi non sono mai negativi ma sempre positivi, in pratica Andrea asseriva che il Peyote ha un effetto guaritore.

Il peyote

Un'altra mia preoccupazione, era di potermi procurare qualche danno in preda ad un allucinazione, ma Andrea anche in questo caso mi tranquillizzo' spiegandomi che le allucinazioni arrivano soltanto quando ci si trova in stato di quiete, alla fine lo pregai di venire con me nel deserto ma purtroppo aveva da lavorare e non poteva, cosi' gli chiesi almeno di accompagnarmi in albergo, dove avevo la carta del Messico, per aiutarmi a definire meglio l'itinerario che avrei dovuto percorrere.

li mi resi conto che fra Oaxaca e la casa di Mescalito c'erano un migliaio di chilometri e che mancavano appena cinque giorni al mio ritorno a L'Avana e quindi dovevo fare una scelta o affrettare al massimo la mia partenza per il deserto oppure spostare di qualche giorno l'aereo che mi avrebbe riportato a Cuba, per fortuna ero pieno di una grande euforia che mi pareva di non provare da anni e decisi di agire immediatamente, chiesi ad Andrea qual era il modo piu' rapido per arrivare alla stazione dei pullman e lui appena fummo tornati in strada mi blocco' un taxi che per poco piu' di un dollaro, in cinque minuti mi avrebbe portato a destinazione.

Ci salutammo fraternamente come amici di vecchia data e poco dopo ero alla stazione, mi informai e per fortuna c'era una partenza per Citta' del Messico, che era la mia prima tappa, alle 23:15, senza pensarci su nemmeno un secondo, compro il biglietto, poi monto su un altro taxi e me ne ritorno in albergo, preparo lo zainetto, dico al portiere che non avrei dormito li anche se la stanza era gia' pagata e me ne vado a mangiare una pizza veloce, sempre piu' eccitato all'idea dell'avventura che mi aspettava.

Finito di mangiare ritornai alla stazione e poco dopo ero in viaggio per Citta' del Messico, fantasticando sul fatto che Andrea sicuramente doveva essere stato mandato da Mescalito il quale aveva deciso di incontrarmi.

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