Marco Del Monaco

 
 

Io e Mescalito

26 Novembre - La casa di Mescalito

Prima dell'alba arrivai a Citta' del Messico nella piu' grande stazione di pullman che avessi mai visto, faceva freddo e c'era un forte odore di smog che mi faceva pizzicare il naso, feci colazione e poi mi misi in cerca di un pullman che mi portasse verso la mia prossima tappa, lo trovai ben presto e per mia fortuna o forse perche' Mescalito mi stava aiutando, sarebbe partito alle sette della mattina quindi c'era poco tempo da aspettare, per farvela breve in poche ore mi ritrovai in una citta' distante soltanto una cinquantina di chilometri dalla casa di Mescalito, durante il viaggio pensai e ripensai a quale poteva essere la forma migliore per sfruttare al massimo il tempo che avevo a disposizione e alla fine decisi di prenotare un aereo per tornare a Cancun perche' ormai mi ero allontanato di almeno 2000 chilometri e cosi' feci.

Ero quasi giunto al mio obiettivo, l'ultimo pullman e sarei giunto alla casa di Mescalito e poi avrei avuto a disposizione due giorni pieni per trovare quello che cercavo.

Sono vicino alla casa di Mescalito

Era il tramonto, il sole era sparito dietro le montagne di cui si vedeva ormai soltanto la sagoma incorniciata dalla luce residua del giorno, su quel pullman erano installate delle luci psichedeliche (Cose da America Latina), che sospinte da una bellissima musica strumentale, fecero danzare la mia immaginazione fino a farmi temere che da un momento all'altro tutti i passeggeri si sarebbero trasformati chi in vampiro e chi un lupo mannaro avventandosi sull'unico essere umano rimasto, ma per fortuna il mio sogno rimase tale.

Ad un certo punto girammo a sinistra ed iniziammo a filare spediti verso le montagne.

Ci fermammo in un paesino ed io sperai che non fossimo arrivati un po' perche' quello non mi sembrava il posto adatto e un po' perche' avevo voglia che il viaggio proseguisse, per fortuna fu cosi', da quel momento la strada fu tutta in salita per diversi chilometri finche' non ci fermammo per la seconda volta, la gente inizio' a scendere ma io non vedevo nemmeno l'ombra di un centro abitato e allora domandai ad un ragazzo se eravamo arrivati, lui mi disse di no e che dovevamo semplicemente cambiare autobus, io non capivo perche' ma ovviamente seguii gli altri sul nuovo mezzo di trasporto che mi sembro' un po' piu' piccolo del precedente, partimmo e dopo aver percorso pochi metri entrammo in una galleria di roccia

Tunnel verso la casa di Mescalito

bianca che sembrava scavata a colpi di piccone, per quanto era irregolare ed angusta, la parete di roccia scorreva a pochi centimetri dalle fiancate dell'autobus e questo spiegava il cambio, semplicemente per attraversare quel tunnel c'era bisogno di un mezzo delle giuste dimensioni, ad un certo punto ci fermiamo e quando ripartiamo invece che in avanti ci muoviamo all'indietro per qualche centinaio di metri fino ad una rientranza della roccia che apparve alla nostra destra, quella manovra serviva per far passare un'automobile che veniva nella direzione opposta alla nostra, infatti dopo mi accorsi che c'era piu' di una di queste rientranze.

L'interno del tunnel

Alla fine sbucammo in uno spiazzo sterrato e li il ragazzo di prima mi disse che eravamo finalmente arrivati, lasciai scendere tutti mentre guardando dal finestrino mi resi conto di trovarmi in una conca circondata da montagne e da silenzio.

La casa di Mescalito

Scesi per ultimo e fui accolto dalle grida gioiose di sette ragazzini in cerca di una mancia, chi diceva di volermi accompagnare in una posada, chi voleva portarmi lo zainetto, io semplicemente dissi loro che erano troppi e solo uno di loro avrebbe ottenuto la sua mancia se mi avesse accompagnato in un posto dove mangiare qualcosa, incominciammo a camminare mentre i ragazzini discutevano tra loro su chi si doveva sganciare dal gruppo, faceva freddo anche perche', ancora non la sapevo ma mi trovavo a circa 2800 metri di altezza, dopo poco entrammo nel centro abitato che di certo non era una metropoli, vidi case e strade di pietra, non vidi ne una persona ne una macchina e assaporai quel silenzio e quell'atmosfera da paese fantasma che per una persona abituata a vivere in citta' sono cose veramente anomale, sopra di me milioni di stelle silenziose illuminavano la scena.

Due ragazzini si staccarono dal gruppo e sparirono in una stradina laterale, poco dopo arrivammo in una piazzetta inclinata nel mezzo della quale c'era una tettoia sul tipo di quelle che si trovano nei parchi Inglesi, sotto le quali i musicisti regalano note, io avevo molto freddo e poca voglia di camminare, cosi' chiesi a quello che avevo eletto capo dei ragazzini solo perche' sembrava un po' piu' grande di eta' e un po' piu' altino, quanto mancava e lui mi disse che il ristorante era alla fine di una strada in orrenda salita di fronte a noi, li perdemmo altri due componenti della mia scorta ed in quattro ci inerpicammo, io ansimando e loro no.

Arrivammo ad una porticina di legno e vetro attraverso la quale filtrava la luce interna, entrammo nel ristorante che era composto da un corridoio alla destra del quale c'era una saletta in fondo un piccolo cortile e alla sinistra la cucina nel cui interno vidi una ragazza incinta di carnagione chiara ed una signora piu' matura dai tratti somatici decisamente indigeni, sospinto dall'adrenalina che ormai avevo in corpo da 24 ore, mi rivolsi alle due donne dicendo semplicemente

"Ho fame",

poi regalai qualche peso ai ragazzini e me ne andai a mettermi seduto nella sala che come tutto quello visto sino a quel momento, era deserta e silenziosa.

Pochi istanti dopo apparve un personaggio dalla faccia probabilmente piu' adatta ad un santone indiano che ad un cameriere, nel suo viso liscio non c'era ne gioia ne tristezza, soltanto una consapevolezza imperturbabile e i suoi occhi mi guardavano fissi e tranquilli senza traccia di aggressivita' o di sottomissione, le sue parole furono quelle giuste, ne una di piu' ne una di meno e non si precipitarono per uscire dalla bocca, dopo che ebbi ordinato chiacchierammo un po' sulla sua scelta di lavorare in un posto come quello e di come ci era capitato, finche' fummo interrotti dall'entrata di un secondo cliente.

Anche lui si fermo' di fronte alla cucina rivolgendosi in italiano alla ragazza incinta che gli rispose nel medesimo idioma, doveva avere sui 35 anni, occhialetti, naso a punta, capelli lisci con la frangetta, magro e con addosso un giaccone pesante, quando entro' nella sala gli dissi di essere anch'io Italiano e lo invitai a sedere al mio tavolo, si chiamava Sergio, era di Padova si trovava li in Messico per trascorrere qualche mese di vacanza perche' asseriva di non avere nulla di interessante da fare in Italia, quando anche lui ebbe fatto la sua ordinazione, iniziai ad interrogarlo per cercare di ampliare ulteriormente le mie conoscenze sul Peyote.

"Sergio, ti dispiace se ti faccio qualche domanda, tu immaginerai su che cosa ?"

"Immagino, dai che vuoi sapere"


(Anche lui era un emissario di Mescalito come Andrea)

"Come faccio a trovare il Peyote ?"

"Facile, domattina ti svegli presto e prendi la prima camionetta diretta a 'La Stazione della casa di Mescalito' che si trova ad ottocento metri piu' in basso di dove siamo ora, li inizia il deserto, tu scendi dalla camionetta e cammini per due ore lungo una strada sempre dritta che inizia vicino al cimitero, al termine della camminata abbandoni la strada, ti addentri nel deserto e cerchi."


"Secondo te ho speranza di trovarlo ?"

"Secondo me si."

"Perche' mi dici di camminare a piedi ? Non posso andare con la camionetta?"

"Si potresti, ma prima di incontrare Mescalito devi soffrire, e se vuoi soffrire veramente, invece che nel deserto puoi andare a cercare il Peyote sulla cima del Monte Bruciato che ovviamente prima dovrai scalare."

"Devo soffrire? E perche'?"

"Perche' si."

"E se poi non lo trovo?..........Ho saputo che ci sono delle persone che estraggono la mescalina dal Peyote e poi la vendono!?"

"Lo trovi, stai tranquillo."

A quel punto estrassi i disegni fatti da Andrea e gli chiesi se erano verosimili, lui per risposta mi fece vedere un medaglione che aveva al collo rappresentante proprio l'oggetto della nostra discussione,

"Quando lo avro' trovato come faccio per mangiarlo?"

"Con un coltello gli togli la terra intorno, lo tagli a tre centimetri di profondita' e ricopri quello che resta in modo che possa ricrescere, poi togli tutti i peli perche' contengono arsenico e lo lavi."

"Devo anche sbucciarlo?"

"No e mi raccomando non cercare di mandarlo giu' bevendo acqua. perche' senno' lo vomiti, portati qualche mela e mangiale insieme al Peyote perche' il suo sapore e' orribile e la frutta ti aiutera' a non provare disgusto."

"Dove lo mangio?"

"Esattamente dove lo troverai, e poi ti consiglio di passare la notte nel deserto!"

Sommando le informazioni avute da Andrea con quelle avute da Sergio, mi ero costruito una buona preparazione teorica su Mescalito, mi mancava soltanto la pratica e sinceramente quella mi metteva addosso una certa apprensione, i punti interrogativi erano tanti:
Lo trovero'?
Riusciro' a non vomitarlo?
Mi fara' male?
Li solo nel deserto potrebbe mordermi un serpente o qualcuno mi potrebbe assalire.

Ma alla fine mi dissi che non dovevo necessariamente fare tutto proprio come diceva Sergio, per esempio avrei potuto farmi accompagnare da qualcuno, e pian piano le mie paure si dissolsero in una bottiglia di birra.

Dopo cena Sergio mi consiglio' un albergo e quando mi ebbe salutato se ne torno' nel deserto da Mescalito per dirgli che aveva compiuto la sua missione.

Quando anch'io uscii dal ristorante, il freddo si era fatto insopportabile anche perche' stavo digerendo e poi ero coperto solo da jeans, camicia e un gilet di cotone perche' non avrei mai immaginato che il mio viaggio mi avrebbe portato fino a quell'altitudine, battendo i denti nel vero senso della parola arrivai prima alla piazza in pendenza e poi all'albergo consigliatomi, dove Mescalito mi aveva riservato l'ultima stanza disponibile, una bellissima matrimoniale doppia, dopo essermi ripreso dal freddo, non avendo voglia di dormire, uscii dalla stanza per cercare qualcosa di alcolico da bere, ma la posada in pochi minuti si era addormentata e non c'era piu' nessuno in giro, probabilmente anche quelle poche persone che avevo visto arrivando, ora erano con Sergio alla corte di Mescalito per comunicargli le loro impressioni su quell'uomo che voleva conoscerlo.

Ritornai nella stanza e mi misi a letto facendo piani per la mattina successiva, mi addormentai con nella testa la frase di una delle tante leggende sul Peyote: "Non sei tu che puoi trovare lui, ma e' lui che se vuole trova te."

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